giovedì 31 maggio 2007

SCATOLE E ROTTE

Ecco che inizieremo, da adesso, a imperversare su un sito tedesco in cui è possibile dar fondo alla vena wozzista (wozzer+artista) utilizzando delle scatole in versione analogica e in quella digitale. Come vedrete, il sito scoperto da Vivian, consente a tutti di realizzare scavuzzi d'ogni genere, d'ogni famiglia, d'ogni specie, per cui ognuno può popolare il sito teutonico dei propri scavuzzi nella maniera in cui meglio vuole. Come si fa? In due modi! Versione 1: realizzate il vostro scavuzzo in cartone (vero!); inviatelo all'indirizzo tedesco del sito; verrà collocato nella galleria che si può scorrere da sinistra a destra sul vostro monitor (seguire le frecce per andare avanti). Versione 2: cliccando su "click and doodle/the box doodle tool/doodle a box online,screenshot and send it!" verrete iniziati ad un percorso tantrico di realizzazione in digitale dello scavuzzo (o di altro essere fiabesco), mediante la scelta di tre modelli di scatola descatolata (vedere per credere), che poi dovrà essere registrato in pdf (ritengo che la strada logica sia questa) passando dal comando "stampa la pagina", sgusciato da acrobat, passato nella farina di photoshop (con relativa esclusione di scaglie e detriti inutili), e fritto in direzione del sito stesso che lo renderà pubblico in una sezione pop-up apposita. Probabilmente questa può essere una deriva del Laboratorio Woz, oppure una rotta in direzione di un porto che condurrà al nuovo sito web (ci si sta lavorando, almeno nelle intenzioni): non lo so, intanto è un gioco. Vogliamo fare a gara a chi ne mette di più?

martedì 29 maggio 2007

UNA PAUSA, PLEASE!

domenica 27 maggio 2007

Ti vitti (1)


Incominciano ad arrivare strane segnalazioni relative ad un esserino gobbuto.

E' sfuggente, velocissimo e difficile da intrappolare con l'obiettivo.

Per riuscirci occorre gridargli "Ti vitti!" , si fermerà quel tanto che basta per fotografarlo.

La prima segnalazione arriva da Palermo, sullo sfondo il castello Utveggio in cima al Monte Pellegrino.


giovedì 24 maggio 2007

"tasso di umidità"

Di “tasso di umidità eccessivamente elevato” non si muore, e i mammacucchiari sono sopravvissuti agli effetti devastanti dell’aria insalubre della residenza in cui sono stati ospitati. Ringrazio woz anche perché al rientro mi ha fatto apprezzare ciò che molte volte avevo dato per scontato…aria, luce, profumo…e un servizio igienico confortevole e agibile…


…forse non eravamo peggio di come siamo normalmente!!!

A ripensarmi oggi…
…per i vicoli del centro storico di Maletto (anche sotto la pioggia e all’imbrunire)…
…all’interno di una casa antica “tanto vissuta” ma non da me…
…a volte poco presente agli incontri con gli organizzatori e con gli altri partecipanti…poco presente anche perché non a conoscenza dell’aleatorietà degli appuntamenti dati…”passa di tanto in tanto dal centro culturale”…”gli appuntamenti di woz non seguono un programma, possono essere repentinamente anticipati o posticipati”…ora lo so…mi viene voglia di passarci ancora oggi dal centro culturale per vedere se c’è ancora qualcuno…
…a volte poco loquace, e su questo qualcuno potrebbe inopportunamente discordare…
…incerta rispetto allo svolgimento di un evento ben noto ad alcuni nelle sue dinamiche, ma a me del tutto sconosciuto…
…e poi improvvisamente loquace e socievole all’interno dell’unico parrucchiere aperto per il ponte dell’1 maggio in cui più di una wozzers, oltre la sottoscritta, si è disperamene rifugiata per cercare di migliorare almeno un pò le proprie condizioni igieniche…nel rispetto degli altri partecipanti…
…presentazione finale, baci, abbracci e arrivederci al prossimo woz…
…il battesimo di woz ai “nuovi” partecipanti!
Torno a casa entusiasta…mi chiedono come è andata e cosa ho fatto…cosa ho fatto?...
…ho camminato tanto…rispondo…

............

…ho scattato tante foto…rispondo…
…mi sono divertita tanto…rispondo…
…ho incontrato tante persone gentili e simpatiche…rispondo…
…ho conosciuto la città di Maletto…rispondo

......
…poco fuori dal centro storico…
…quando immagini che oltre ci possa essere solo campagna…
…quando speri di riuscire ad intravedere il cono dell’Etna…

…ho ascoltato e osservato con piacere modi diversi di descrivere luoghi, suoni, tradizioni, sensazioni…rispondo
…ho partecipato alla descrizione dei luoghi…rispondo
e penso che avrei potuto…avrei potuto…avrei potuto…avrei potuto…
e penso woz sarà anche questo…
da quel momento è woz…ogni piccolo comune su cui la mia mente o i miei occhi si fermano penso che potrebbe essere woz…
…woz ha di certo stimolato il mio senso di immaginazione…mi immagino dentro la casa X del signor X del paese X a ragionare sul woz X…è una droga!

…(s)finisco con un’ultima riflessione…
…camminando per le vie di Maletto si ha come la sensazione, o almeno questo è ciò che ho provato io, che le persone vivano e rispettino lo spazio pubblico come se fosse la propria abitazione…
…banchine e strade sembravano sempre appena spazzate…non so se ciò sia dipeso dalla nostra presenza ma non ho visto nessuno per “distrazione” gettare immondizia per strada…

...…e poi zerbini per strada…

...…e poi vasi di aromi e spezie per strada…

...…e poi un uomo che si lava i denti per str…che dire qualcuno di noi ha seguito lodevolmente l’esempio!!!

Un saluto affettuoso a tutti i compagni di viaggio…
…Riccarda

lunedì 21 maggio 2007

The humane dreamers

20 maggio 2007

Mio caro prof.
Leggo ora, forse abusivamente, la mail che ha scritto a Domenico.. Sono contento di leggere il suo racconto e la sua musica...
Le rispondo. In sottofondo le musiche di Yann Tiersen d'atmosfera un po' melanconica, anch'essa "scontenta"... forse romantica.


Non so se fosse il genius loci di Maletto a imprigionare i nostri sogni, però so che l'attività onirica si alimenta con tutto ciò che uno vede e registra coi propri occhi, aperti e attenti, e si articola talvolta secondo processi di compensazione... Allora, potremmo pensare che essendo troppe le cose da giustificare a vista, non si riuscisse neppure in sonno a riordinarle in una sintesi degna d'un vero sogno..
Perciò, spinto da questa esigenza inconscia e inespressa, cercavo una mia compensazione notturna ad occhi aperti, e la trovavo giustapposta poco prima di arrivare a casa guardando il suggestivo gioco di forme e di ombre che il fascio di luce dell'auto, e solo quello, creava con la vegetazione spontanea lungo un tratto ben preciso della via del ritorno: Un "breve" paesaggio surreale, sempre più esteso dopo ogni rientro.. Un quadro d'evasione...
Semplici scherzi di una mancata compensazione? Ben poca cosa rispetto al da farsi.

Peccato che fosse così solo al buio. Sognavo poco di giorno. Questo è il punto.
Immaginavo si, ma non sognavo.
Ho provato ad evocare immagini, suoni, a proiettare cortometraggi visivi tutt'intorno alla ferrovia ma fu giusto qualche guizzo iniziale, sospeso, interrotto; però, resto ancora convinto che il sogno, quello vero, parta da lì... e v'arrivi pure.
L'Etna c'è, il monte, il bosco, la foschia, le case, le cose ci sono.. Manca un sogno sugli uomini, degli uomini... che partono e che poi ritornano.

Forse il WOZ vuole stimolare questo sogno a venir fuori. Forse vuole proprio abituarci a sognare sulla gente che vive i luoghi e, quindi, aiutarli a farlo, di certo attraverso le riflessioni sulle architetture, sugli spazi e sui luoghi stessi. Non è facile e non sempre si riesce...
Del resto, perché bisogna sognare a Maletto, per Maletto?
Oppure, perché a Messina, per Messina e chissà dove!?

Credo che non si sogni più un po' ovunque, e a qualsiasi livello. Non si sogna più per le proprie città, nemmeno per chi le abita e non si investono sogni sul destino che accomuna fatti, cose e persone.
Mi sono sempre chiesto perché non si è mai realizzato un sogno sulla gente che vive nei quartieri più degradati della nostra città, nelle baracche, un sogno su quei bimbi, sui tanti poveri, sui senza tetto, e su tante altre cose.. Mi rispondo ancora che non avere sogni è la chiara espressione della volontà precisa di lasciare tutto così com'è, di prendere le distanze, di credere che il nostro destino è slegato da quello comune, più ampio.
Ma nessuno è un'isola! E nessuno è periferico!
Invece, avere un sogno è alzare lo sguardo e sperare che le cose vadano meglio, lavorare perché cambino pian piano, a partire dal basso, è spendersi per tenerlo vivo anche negli altri.
Allargando lo sguardo, potremmo dire che oggi anche i grandi sogni si sono spenti.. Non si sogna più per un mondo più giusto, pacificato, unito e più umano. Chi sogna? E chi ci crede poi? D'altronde, che possiamo fare noi piccoli uomini?
Insegnava il grande maestro ebraico Hillel: "Se ti trovi nella circostanza in cui non ci sono uomini, sforzati di essere uomo"...
Bisogna partire da noi, ne sono certo, da lì dove si è, ovunque si è. Partiamo da qui.
Paradossalmente, sognare sugli uomini, per gli uomini, è il modo più concreto per cambiare le cose, materialmente, oggettivamente, ed è forse un modo per iniziare a porsi il problema, ad affrontarlo, e cercare soluzioni...

Tempo fa leggevo dei commenti su Bruce Chatwin, un viaggiatore-scrittore che aveva avuto un forte interesse per le popolazioni nomadi ed il loro distacco dai possedimenti personali, definito visionario perché di ogni luogo e popolo conosciuto ne narrava poi una visione tutta personale, non più corrispondente al vero, distorta al punto da suscitare le critiche e la rabbia degli uomini che avevano confidato segreti, storie, aneddoti e condiviso gran parte della sua esperienza. Si riconoscevano fra le distorsioni dei suoi racconti e per questo si sentivano traditi, mal rappresentati, offesi nella loro essenza.
Forse Chatwin esagerava coi sogni.. forse proiettava su quella gente le aspirazioni e i desideri che quella stessa gente dimenticava di aver avuto e di averli persino forniti...
Lui ormai li aveva fatti propri e continuava a sognare..

Forse il WOZ vuole anche ricordare i sogni che si sono sognati, che restano ancora sopiti e, in qualche modo, provare a ridestarli suscitandone di nuovi..

Per questo, mi chiedo se la teatralità diffusa non sia già una connotazione propria del WOZ.. A forza di cercare e "scavuzzare" per costruire sogni, un po' teatranti si diventa..

Certo, il problema diventa serio quando si finisce per recitare un ruolo, sempre lo stesso, quasi imposto, poiché tutto va a discapito del sogno quando lo si riduce al "giogo del ruolo".. E così ci sarà poi un Master e ad ognuno verrà assegnato un ruolo, tutt’al più se lo sceglierà.. Conduce sempre il Master.. Nessuno vince. Peccato che il luogo sarà solo un fondale, resterà virtuale..

Non so cosa sarà WOZ. Magari nei prossimi anni avrà davvero la funzione di una terapia di gruppo, perché fatto da uomini che portano un bagaglio di esperienze ma anche di necessità che prescindono il luogo in cui ci si ritrova...
E quando le necessità di ognuno si incontrano con quelle degli altri e del luogo, viene fuori la parte più teatrale, forse per esorcizzarle o per sdrammatizzarle in un recita comune, che accomuna..

Non ho visto molti visi sognanti a Maletto, anzi, c'era nell'aria un po' di pessimismo e insano castigo: Visi abbastanza cupi e stanchi, scontenti, quasi sospettosi, forse indispettiti (eccetto quello della signora Capizzi del risto-bar "Le delizie"). Anche i ragazzi per strada erano così, e gli anziani sull'uscio e al bar, e le "guide" incerte che "prenderanno il volo" a Dicembre... o Gennaio? E poi, la giovane maestra che aspettava il treno, già rassegnata, avvilita e disperata.
Chissà, forse gli umori dipendevano dal tempo.. E forse anche i nostri. Chissà?
Don Angelo rideva. Lui si. Il sindaco, invece, sorrideva... e "colui che sorride quando le cose vanno male ha pensato a qualcuno cui dare la colpa" (legge di Jones - da Le leggi di Murphy)...

Anch'io sorrido.. perché a distanza di un mese o poco più, mi chiedo ancora che fine avrà fatto "l'uomo delle fragole", quel tizio dal volto pacioso con le gote rosse e il 3/4 alla Alfred Hitchcock, che incontrammo allo ZO di CT...
Lui, quel mammacucchiaro, s'è tenuto le fragole e.. tutti i nostri sogni.

Ne coltiveremo altri... Parola di wozzer!

Un abbraccio forte
Dario

giovedì 17 maggio 2007

UNA TORTA A STRATI

Ho fatto la spesa.
Ho comprato gli ingredienti per preparare una torta, a strati.
Ho pensato a come le esperienze personali, le storie, le pratiche si sovrappongono, si amalgamano insieme, restando però distinte, affiancandosi quasi senza toccarsi, senza perdere individualità e singolarità.
Come in una torta, il bello sta nello stratificarle, nel disporle secondo intuito, qualità e proporzioni.
Ma anche nel lasciare ampio spazio all’improvvisazione.
Anche perché le ricette si imparano a memoria dopo anni di esperienza e raramente i passaggi si eseguono sempre nello stesso ordine, qualcosa scappa via, e viene ripresa nel passaggio successivo.
Trattenere memoria degli ingredienti, delle quantità, dei mescolamenti, delle consistenze, delle temperature è esercizio inconsapevole e costante.
E non significa necessariamente dare ordine.
Ho riposto sul piano della mia piccola cucina tutto quello che con attenzione ho raccolto tra gli scaffali del supermercato.
La ricetta dovrei ricordarmela.
So che sta scritta in un piccolo foglio difficile da ritrovare e che non mi deciderò mai a ricopiarla in un quaderno. Ma tutto questo rende più interessante l’operazione. Posso anche aver comprato tutti gli ingredienti e, infine, scoprire di non poter fare la torta perché non trovo il foglio. Il problema, forse, non è prepararla questa torta, almeno per il momento. Ma capire come vada composta.
Sapere quali sono gli ingredienti, gli strati, la farcitura, gli addensanti come la farina, i leganti come le uova, ascoltare la densità e il gusto del composto. E poi sapere che ognuno ha le sue dosi, i modi per mescolare… chi la vuole con tanta farcia… chi con le noccioline tritate intorno…per me senza canditi grazie. C’è chi crede nell’insostituibilità delle creme e delle salse e chi negli incontri felici e improvvisi con pezzi di cioccolato.
Gli strati sono da stabilire, mai troppo pochi ma stabili.
Credo di aver portato a casa gli ingredienti giusti.
Riuscirà il gioco della loro trasformazione: mescolarsi, contagiandosi quasi, scambiandosi aromi, consistenze e colori.
Dimenticavo…mettere da parte un po’ di farina da spargere nella teglia prima di versare il composto… quanto basta per non farci attaccare, restando liberi di andare per le nostre strade ma sapendo sempre dove ritrovarci.
Potrebbe essere un’operazione a più mani?

mercoledì 16 maggio 2007

BANDIERE A PALERMO


Ecco le famose bandiere, per le quali hanno lavorato anche i ragazzi di Maletto per Woz Kiz. Sono in corso di collocazione, e occuperanno a Palermo quasi tutto il viale Regione Siciliana e parte della via Messina Marine. Si pensa che l'installazione verrà completata entro il 25 maggio prossimo. Dal 18 troverete anche un testo, scritto al proposito, su http://www.rosalio.it

Tutti giù per terra


Partecipare a tutte le edizioni di WOZ ti mette in ginocchio ... è un pò come lasciarsi la giovinezza alle spalle!


Colonna sonora: Vecchio scarpone (Giorgio Consolini - Gino Latilla)

WOZ [04, links]

http://www.circuiti.unict.it/open_page.php?sez=articolo&id=420

http://www.guidasicilia.it/ita/main/news/index.jsp?IDNews=25881

http://www.rosalio.it/2007/04/10/woz-laboratorio-sperimentale-di-design/

http://www.radiostudio7.it/news.asp?id=536

http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/info/ufficiostampa/2007/04.html

http://www.siciliavvenimenti.it/periodico/index.php?q=taxonomy/term/23

http://www.inarchsicilia.it/home.php

Questi sono alcuni links ritrovati su google, cercando alla voce "laboratorio woz". Effettivamente, ognuno per conto proprio, documentano quel che è stato o sarebbe stato a Maletto. Qualcuno entra nel merito, altri riportano alcune notizie sintetiche. Se i wozzers fossero in grado di reperire altri links ci farebbero cosa gradita. Oppure, se i wozzers riuscissero a inviare al mondo propri testi, e immagini, del WOZ ci farebbe ancora più piacere. Per esempio, su Youtube non c'è ancora niente ma i video, lì, ci sono stati, etc... (i tre punti in coda sono un omaggio all'amico Caruso).

martedì 15 maggio 2007

WOZ, SOGNI, CIARAMELLE E PERSONAGGI



[Prendo la mail di Mario Manganaro e la traduco in post]

Sono passati tanti anni e ancora ricordo che nel leggere "Lettere a Milena" ero affascinato dalla scrittura dello scrittore praghese e mi chiedevo come avesse fatto a trascrivere tanti sogni. Se uno trascrive sogni ne fa certamente più di quanto ne riesce a documentare. Com'era possibile farne tanti?

Io invece sognavo poco e male e ricordavo ancora meno. Ero giovane e di sicuro non ero Kafka.

Forse ora sogno di più, ma non ho il tempo di trascrivere; appena sveglio sono immediatamente inseguito dagli obblighi, dalle necessità, dalle attese banali di ogni giorno.

Mentro ero a Maletto mi è venuto di pensare a questo libro, che mi sembra avesse una copertina cartonata grigia, alquanto rugosa. Infatti a Maletto non sognavo, non vedevo Scavuzzi o Mammenonsochecosa. Mi sembrava di essere fra gente del luogo più "scafata" rispetto a quella di altri Woz, che ti voleva mettere alla prova.

A distanza di giorni leggo la seduta nella sala consiliare, come una scena teatrale con tanto di palcoscenico, attori, comparse, pubblico.

Sul momento non mi accorsi di partecipare alla recita. Non lo sapevo.

No, non credo sia Maletto un posto dove si sogna!

Sognavano i Wozzer, quelli più giovani e forse qualcun altro fra essi, che, privilegiato dagli Dei, vive quasi sempre in sogno (sono più di uno).

L'Etna si nascondeva. La mattina la cercavo seminascosta dalla foschia o imbacuccata dalle nuvole.

Sembrava una tigre addormentata con le striature bianche sul fianco a noi visibile.

Immaginavo lo stupore dello studio ATA nel paragonare alla dimensione delle Alpi e dei loro laghi il minuscolo biviere, forse vissuto in sogno come ghiacciato da qualche abitante del luogo (Ciaikovskij).

Le ciaramelle, zampogne o cornamuse (non so che differenza passi tra esse) importate tramite l'antico ripopolamento dalle zone del Messinese erano diventate strumento principe dei pastori di Maletto ed ora motivo per una scuola di musica. Alla fine quello che suonava meglio era il pastore, scuro d'abbronzatura, che non "conosceva" la musica (Assolo di ciaramella).

WOZ a volte estraneava alcuni gruppi da attività contemporanee e le riunioni nella sala dell'ex palazzo comunale erano importanti per conoscere l'andamento complessivo della giornata, per riprendere un filo perduto. Quando lo storico del luogo ci descrisse con vera maestria le vicende di Maletto, mi ricordai come tante volte nei libri di storia della Sicilia avevo letto di Manfredi Maletta, ma distrattamente non avevo accomunato il nome al centro etneo.

La sensazione di una teatralità diffusa ha reso quasi fatui (leggeri) e fatto perdere consistenza (pesantezza) alle esercitazioni progettuali, forse la più fresca e originale rimane quella della scritta decostruita al piano della stazione della circumetnea.

Recitavamo tutti, sia i Wozzer, sia gli abitanti di Maletto. Il centro era diventato un palcoscenico dove si rappresentavano microstorie, qualcuna anche virtuale, ma artefatta al punto giusto per sembrare una finzione di teatro napoletano con spalla che s'incazza e sbatte la porta ed esce. Rientra poco dopo (Wagner).

Frammenti registrati e appena delineati di volti giovani, attori in parte consapevoli della commedia comico tragica dell'architettura.

Persone, di cui avevi letto il nome, viste e scomparse, altre non viste, altre ancora sempre presenti, ai cui volti ti rivolgevi per leggere dentro il significato della tua presenza, forse lo svelarsi del tuo mascheramento (Mozart).

Tanti personaggi, il sindaco, le sue accompagnatrici e i suoi
accompagnatori, il vicesindaco, il presidente del consiglio che ci fornì la pianta catastale del paese e che non ho ringraziato abbastanza. Don Angelo e le sue storie fra religione e cucina, il signor Russo che si trovava sempre ai quattro canti, la signora del bar e la sua simpatia incontenibile, il ristoratore che era stato all'estero. Insomma un teatro vivente! (tra Pirandello, Brancati, Musco) (Battiato).

Arriva come un lampo il giorno in cui si parte e tutto è sfuggito dalle mani e ogni cosa ti sembra nuova, come fossimo appena arrivati.

Saluti frettolosi, arrivederci, appuntamenti, sorrisi, strette di mano. Sembra la piazza del mercato nel momento che viene abbandonata dai venditori. Si misura una sottile scontentezza, ma non c'è il vento che porta via le cartacce e i rifiuti. È spuntato finalmente il sole!

Maletto si sta liberando dalla carovana dei Wozzer, che l'hanno occupata per una settimana intera (Bach).

Mario

P.S.

Ho sempre chiamato Wozzer i partecipanti ai WOZ, sapendo di non rispettare le sacre scritture.

I nomi dei musicisti permettono di immaginare per es. (Mozart) un'aria del Don Giovanni o Eine Kleine Nachtmusik e (Bach) l'attacco di uno dei primi concerti brandeburghesi e così via, praticamente quello che vi pare, eccetto per l'assolo di ciaramella del pastore abbronzato, sostituibile solo con l'assolo di tromba di Paolo Fresu (in Centochiodi).

VUER


Ci si può interrogare sugli argomenti più disparati.
Chi siamo? Dove siamo? Dove andiamo? E soprattutto prima di andare abbiamo chiuso il gas?
Interrogarsi sempre e comunque è un atto d' amore verso sè stessi , Woody Allen del resto ha detto che: "L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande".
Per cui mentre siete piacevolmente impegnati nel "porvi domande", tra uno zabaione e l'altro cominciate a chiedervi "DOVE?"
Dove fare il prossimo WOZ?
La risposta alla domanda prevede dei requisiti essenziali. La scelta deve ricadere su un comune al di sotto dei 5000 abitanti il cui nome sia evocativo, una sorta di madaleine di proustiana memoria, che rimanda ad altro.
Ora che ho trovato io per voi la domanda, prendete fiato, rivestitevi e provate voi a dare una risposta!
Colonna sonora: Te c'hanno mai mandato (Alberto Sordi)

lunedì 14 maggio 2007

WOZ [04, in-tenda]



Chi ha orecchie per intendere...

sabato 12 maggio 2007

WOZ [04, alessio]

Ho ricevuto questa email da Alessio. Lui mi scuserà per avere agito d'impulso, ma voglio farlo diventare un post perché così si può avere il termometro di una situazione.
ECCO LA MAIL
>Ragazzi ieri mattina, insieme ad Angelo e un altro strano personaggio di nome Carlo Muratori sono stato, pesate un po': a Maletto.
Certo, forse, qualcuno potrà pensare "ma sei un paaazzooooooooooo", bè questo non lo escluderei a prescindere, ma comunque è stata un'esperienza mistica, non appena siamo entrati all'ingresso del paese uno degli "Scavuzzi" ci ha dato il benvenuto e una tempesta di ricordi (tutta dedicata a voi, miei cari Wozers preferiti), mi ha bombardato il cervello, già molto instabile per i fatti suoi, e meno male che stavo guidando perché dalla forte emozione sarei potuto anche svenire. Poi arrivati al centro ,uno spettacolo, la gente del posto ci riconosceva, cominciando da Valentino, il ragazzo che ha la piccola bottega vicino al circolo degli anziani (che ancora una volta, ha deliziato i nostri occhi e le nostre papille gustative con quei panini, che con minuziosità da miniatore, solo lui sa preparare), passando per bambini delle elementari, che mi hanno salutato:"Ciao Woz", semplicemente fantastico, per finire con il simpaticissimo signore che l'ultimo giorno ha arrostito per noi mila e mila chili di "cacocciuli" e carne, certo senza dimenticare il sindaco ed il suo vice, che ancora una volta sono stati di una gentilezza e di una disponibilità fuori dal "comune"(hehe!!! battutone).
Ora sicuramente la domanda nascerà spontanea (anzi lo spero) "ma siete stati a Maletto solo per farvi una gitarella?";ed io vi risponderò :" anche!!!", ma soprattutto stiamo lavorando per voi, e non solo, per il vostro sollazzo, e per tutti coloro che come noi amano tutto ciò che ha una dimensione "popolare", non posso dirvi di più, per ora sarà una sorpresa, ma spero al più presto di potervi dare maggiori delucidazioni su questo piccolo progettino che stiamo portando avanti.
Quasi dimenticavo, in paese abbiamo anche assistito ad uno abominio, decine e decine di Scavuzzi decapitati, vi chiedo quindi un minuto di silenzio in memoria di questi valorosissimi combattenti rivoluzionari che anche dopo le rappresaglie non hanno mai abbandonato la loro postazione.
Un bacio a tutti, il fauno, ops!!! Scusatemi ma certe volte soffro di uno sdoppiamento di personalità… un abbraccio forte forte da Alessio!!!<

In questo momento mi sto "rilassando" e, al tempo stesso, sto preparando i materiali per far capire alla città di Maletto "esattamente" cosa sia successo lì nei giorni del Woz. Mi dolgo per gli scavuzzi, ma contro i cretini non si può nulla (e mi pare di averlo già scritto).

giovedì 10 maggio 2007

WOZ [04, 21 grammi]

Quello che continua a sorprendermi è che WOZ rimane, rimane dopo, rimane sempre. Ma la presenza non è solo fisica è qualcosa che ci avvolge, che si sente anche se non si vede, che ci abbraccia, che ci accompagna. Qualcosa di prezioso. Dentro. E non c'è necessariamente bisogno di materia, di toccare, ma solo di abbandonarsi per carpire un soffio che ci passa accanto. Lasciarsi andare per accogliere.

mercoledì 9 maggio 2007

Una canzone per WOZ

Fermo restando che io ho una fissa nell'associare una canzone a qualsiasi cosa, mi sono chiesto: "Se WOZ fosse una canzone? "





Costruire


Chiudi gli occhi
immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza
ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora
penseresti all'odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa
al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera la primavera
alla paura del debutto
al tremore dell'esordio
ma tra la partenza e il traguardo
nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno
dopo giorno e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire e costruire
è potere e sapere
rinunciare alla perfezione
ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione
così come l'ultimo bicchiere l'ultima visione
un tramonto solitario l'inchino e poi il sipario
tra l'attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento
nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno
dopo giorno e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione
ti stringo le mani rimani qui cadrà la neve a breve

martedì 8 maggio 2007

WOZ [04, ex-post]


Cioè, col senno di poi. Finito un Woz, se ne fa un altro.
Ma, è veramente finito? Oppure, Woz finisce così?
No, Woz Maletto sta iniziando adesso, ed è adesso che inizia a diventare dilagante. I giorni del Laboratorio sono serviti a vivere l'esperienza febbricitante (e quest'anno la febbre c'è stata davvero, insidiosa) dei progetti sempre in procinto di non finire. Adesso inizia la vera sfida: far diventare i progetti "una cosa". Per cui, si accettano candidature per partecipare al vero Woz: quello del senno di poi.
Le strade sono differenti, e ognuno (in piena autonomia) può percorrerle dal lato che gli pare più interessante. Qual'è la questione, dunque. Questa: abbiamo avuto una intuizione, suggendo dal luogo e dai suoi abitanti (come fanno le api col polline) il meglio possibile di una specie di idea, che va trasformata in altro (il nostro miele). A mente fredda è possibile farsi due conti, e il panorama che si mostra è questo: il team Comes-Ata-PeK ha affrontato uno dei bordi del paese (una delle porte, se si vuole) per dargli la precisa configurazione di "sacca" d'accoglienza e luogo degli scambi; quasi per caso, ma a Woz il caso non è contemplato, la microdemolizione operata dal gruppo Manganaro tende a guardare proprio verso l'area individuata dal predetto team, e da questa opera di "sottrazione" si apre la membrana che dal paesaggio porta al paese; all'interno dell'habitat (dunque, non solo "abitato") malettese hanno lavorato i gruppi coordinati da Nino Cogliandro, Francesco Buonfantino e Biagio Bisignani con tre interventi differenti ma, sostanzialmente, di ferrea metodologia che individua con analisi e proposte, una strada per un piano particolareggiato del centro con "al centro" l'intuizione, duplice, di paese albergo e luogo dell'immaginario. Le micro opere realizzate [ingresso della rocca, municipio, parco suburbano, stazione (ma la fragola dov'è finita?), scampanata, tagghiacatagghia, e scavuzzi a tempesta] non sono altro, a pensarci bene, che forme dell'immaginario che già s'incistano nel corpo di Maletto, e in una coscienza dell'accaduto. E poi, il colore! I bambini di Maletto (e le loro mamme!!!) non riusciranno a rimuovere con facilità il giorno della lunga tela azzurra in cui si sono compromessi in maniera definitiva (le loro bandiere sono già nelle mani del team di Antonio Presti, e verranno esposte a Palermo alla fine di maggio); ma non dimenticheranno nemmeno il giorno in cui hanno visto le bottiglie, in cui avevano inserito i loro sogni e appeso ad un albero del parco, tutte frantumate in mille pezzi dal solito cretino locale. Woz è pensato per chi rimane, non per chi va via. Con Totò abbiamo notato che alcuni "scavuzzi" sono stati recisi o gettati via, e lui ha detto "li stanno rubando a loro stessi". Per fare un buon progetto Maletto ha bisogno di idee, è vero, ma ha anche necessità di una volontà collettiva di pensare al proprio futuro in maniera coerente. Non è possibile, cioè, che da una parte si proceda verso qualcosa e dall'altra ci si allontani dalla cosa stessa: un progetto di città deve camminare pari passo con un processo di civiltà o, perlomeno, di socialità condivisa.

domenica 6 maggio 2007

Moda uomo a Maletto

Quest'anno a Maletto l'uomo veste i colori ..

Sciccherie nell'armadio

Per un collo sempre fashion

In testa? Idee colorate!

Molto trendy ... anzi direi quasi trenduno

E per i più piccoli ... body painting

sabato 5 maggio 2007

AUTOSCATTO

Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno WOOOOOZZZ ...




Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno WOOOOOZZZ ...




... qualcuno non ha contato!!! Perchè?!?!

ma insomma, che fu questo WOZ?








Come spiegare cos'è Woz. Ogni volta è uguale e diverso. Woz è un grande abbraccio collettivo, il desiderio di cambiare le cose pur sapendo che sarà impossibile, il piacere di condividere idee, la nostalgia di un saluto tra amici. Insomma, o lo vivi o non lo saprai mai.

giovedì 3 maggio 2007

WOZ [04, ... il giorno dopo]


Maletto, 2 Maggio 2007

Tutto sembra diverso il giorno dopo. Sono le otto di mattina, giro tra i negozi di Maletto, recuperando i pannelli fotografici.
Lo tsunami di suoni e colori che fino al giorno prima aveva inondato il paese, ristagna nella quiete di uno scavuzzo che sbuca da un vaso.
Cosa è stato WOZ ora mi è molto più chiaro, anche se occorre riordinare le idee.
WOZ è un laboratorio ma non solo di design. Creatività, incontri, idee sono gli ingredienti di una ricetta da antico speziale; un composto alchemico che trasfigura la percezione dei particolari.
In genere di ritorno da un viaggio a scuola mi facevano fare il tema. Parafrasando Enia “WOZ perché sì e perché no”. Ecco partecipando a WOZ ho imparato che:

1) Esistono le allucinazioni collettive.
2) I torinesi amano bambini e fragole tanto quanto un palermitano adora la cassoeula
3) Un’amicizia nata in rete non è poi tanto virtuale
4) Una saldatrice riesce ad abbronzare almeno quanto una settimana alle Maldive
5) Adoro sentire gridare il mio nome in mezzo la strada
6) Misurando la mia pressione ayurvedica sono un picca
7) Alcune persone nascono colorate
8) C’è chi è capace di farti innamorare della sua scrittura
9) A volte per amministrare un paese occorre avere un cuore matto, matto da legare
10) Basta alzarsi in piedi ed uscire da una porta per far ridere tutti … quasi tutti

Sicuramente di una cosa ho una gran consapevolezza. Ritorno a casa portandomi dietro qualcosa che mi accompagnerà per diversi giorni, qualcosa che sento dentro e che mi dà calore, qualcosa che mi accompagnerà durante le prossime giornate: Un raffreddore ed un mal di gola micidiali!Botta di sale!