martedì 26 giugno 2007
domenica 24 giugno 2007
INDAGINI
C'è una pratica molto diffusa tra i blogger, quella di curiosare nelle proprie statistiche d'accesso. In particolare, si sbircia tra le parole chiave digitate nei motori di ricerca.
Google è malefico, nel senso che, pescando i termini qua e là, genera combinazioni strabilianti. E se non ci si meraviglia più se qualcuno entra nel proprio blog cercando "sezionare il cadavere della nonna", nonostante non si abbia mai trattato l'argomento, quello che continua a suscitare stupore è il perchè qualcuno dovrebbe voler reperire informazioni al riguardo.
Ora, tutto ciò premesso, io vorrei sapere chi è arrivato da me, in data 22 giugno 2007 alle ore 15.30, orario decisamente in fascia protetta, digitando "PORNO MALETTO".
A me pare che più che mettere qualcosa in bocca
Google è malefico, nel senso che, pescando i termini qua e là, genera combinazioni strabilianti. E se non ci si meraviglia più se qualcuno entra nel proprio blog cercando "sezionare il cadavere della nonna", nonostante non si abbia mai trattato l'argomento, quello che continua a suscitare stupore è il perchè qualcuno dovrebbe voler reperire informazioni al riguardo.
Ora, tutto ciò premesso, io vorrei sapere chi è arrivato da me, in data 22 giugno 2007 alle ore 15.30, orario decisamente in fascia protetta, digitando "PORNO MALETTO".
A me pare che più che mettere qualcosa in bocca
domenica 17 giugno 2007
Maletto Fragoletto?
Qualche annotazione.
La bandiera Maletto Fragoletto (vedi, Totò, che le cose si muovono?) è stata collocata in Via Messina Marine a Palermo, proprio all'ingresso del parco del Foro Italico. Sventola allegra, come tutte le oltre 1000 bandiere volute da Antonio Presti per sensibilizzare la città sul tema del valore dell'acqua e, sulla distanza, per la realizzazione di una riserva protetta del Fiume Oreto. Maletto Fragoletto non è proprio in tema, ma testimonia, in un certo modo, la nostra presenza wozzer all'interno dell'iniziativa.
Il 15 giugno, mi è stato detto di sorpresa, con una mail (prima) e con una telefonata (poi) che Laboratorio Woz avrebbe dovuto, secondo un certo manifesto esposto a Maletto, raccontarsi e raccontare i progetti esitati durante il Laboratorio. Non è accaduto, lo dico soprattutto per i wozzer che abitano lontano dalla Sicilia, perché la data non era stata concordata da nessuno con nessuno. Si era detto, è vero, alla fine del Woz, che saremmo tornati a Maletto per presentare il Laboratorio durante la sagra della fragola. Si era detto che, per farlo, ci saremmo sentiti per concordare l'intervento: ma non è accaduto. Per questo motivo non ci siamo andati o, per farla breve, non ci sono andato. Non è una questione di principio, ma di stile: per realizzare il Woz ho fatto la spola Palermo-Maletto e Reggio Calabria-Maletto per due mesi e mezzo, concordando in tempo debito gli appuntamenti; per realizzare, ad esempio, la conferenza stampa o la presentazione a Catania, anche con la preziosa collaborazione dell'Amministrazione Comunale di Maletto, sono stati concertati e condivisi i tempi, gli orari, le date, i contributi, gli ospiti, eccetera. Dunque, prima di apparire inadempienti (perché presenti su un manifesto, ma assenti dalla manifestazione "prevista") vorremmo essere coerenti.
Ma non finisce qui. Prima di iniziare il Woz abbiamo presentato, come Biblioteca del Cenide (società organizzatrice del Woz), una richiesta di contributo per la realizzazione del Laboratorio all'Assessorato Regionale alla Cultura, di cui è assessore il dott. Leanza, che era presente con noi a Maletto il giorno della inaugurazione del Laboratorio. Bene, è stato accordato un sesto del contributo richiesto. Lo scrivo perché si possa condividere l'informazione, come si è sempre fatto in questi anni quando è accaduta "qualunque cosa" relativa al Woz. Incoraggiati, dunque, da questo impegno dell'Assessorato Regionale ci siamo messi al lavoro (uno staff ristretto, ma molto operativo) per mettere in piedi alcune produzioni tendenti a sviluppare e promuovere la filosofia generale del Woz. In primis, il catalogo relativo al Woz di Maletto. In tal senso ci attendiamo di ricevere tutti quei contributi (fotografici, grafici, video, progettuali) utili a dar conto del lavoro svolto da tutti i partecipanti. Poi, stiamo preparando la struttura per la realizzazione di un dvd-rom, con inlay card, (le cui spese verranno in parte coperte dal contributo, in parte da Biblioteca del Cenide) che contenga "tutti" i materiali possibili relativi a tutti i Woz sinora svolti. Penso che la cosa possa essere gradita e apprezzata dai wozzers di tutte le edizioni a cui chiedo, anche passando parola, ancora un breve profilo curriculare e una foto.
Ultima cosa. Apriamo le candidature per il prossimo Woz, tenendo presente che non basta indicare un luogo perché ci piace o perché ci abita uno che conosciamo. Laboratorio Woz non è un tour operator e nemmeno una congrega di buontemponi (lo si diventa, durante!), ma nasce ed è stato voluto per creare delle occasioni di progetto, e per indicare modalità alternative di progetto, per i piccoli comuni meridiani al di sotto dei 5000 abitanti. Quando viene indicato un luogo è bene che venga fatta, al proposito, una indagine sulle reali necessità e disponibilità di quel luogo, e sulla eventuale sensibilità dell'amministrazione ai temi dell'architettura, del design e dell'arte contemporanea, nonché a quelli delle strategie per il territorio e della promozione attraverso un evento irripetibile come il Woz. Cioè, chi spara un nome avrà anche la responsabilità di fare appropriate ricerche, prima di prendere gli eventuali contatti, e valutare le disponibilità. Verificare, eventualmente, la presenza di sponsors privati e pubblici a vari livelli, eccetera. Quindi di condividere con gli altri le sue valutazioni, prima che possano diventare scelte. Insomma, partiamo con uno screening, e poi con una consultazione allargata. Vedendo, facendo.
La bandiera Maletto Fragoletto (vedi, Totò, che le cose si muovono?) è stata collocata in Via Messina Marine a Palermo, proprio all'ingresso del parco del Foro Italico. Sventola allegra, come tutte le oltre 1000 bandiere volute da Antonio Presti per sensibilizzare la città sul tema del valore dell'acqua e, sulla distanza, per la realizzazione di una riserva protetta del Fiume Oreto. Maletto Fragoletto non è proprio in tema, ma testimonia, in un certo modo, la nostra presenza wozzer all'interno dell'iniziativa.
Il 15 giugno, mi è stato detto di sorpresa, con una mail (prima) e con una telefonata (poi) che Laboratorio Woz avrebbe dovuto, secondo un certo manifesto esposto a Maletto, raccontarsi e raccontare i progetti esitati durante il Laboratorio. Non è accaduto, lo dico soprattutto per i wozzer che abitano lontano dalla Sicilia, perché la data non era stata concordata da nessuno con nessuno. Si era detto, è vero, alla fine del Woz, che saremmo tornati a Maletto per presentare il Laboratorio durante la sagra della fragola. Si era detto che, per farlo, ci saremmo sentiti per concordare l'intervento: ma non è accaduto. Per questo motivo non ci siamo andati o, per farla breve, non ci sono andato. Non è una questione di principio, ma di stile: per realizzare il Woz ho fatto la spola Palermo-Maletto e Reggio Calabria-Maletto per due mesi e mezzo, concordando in tempo debito gli appuntamenti; per realizzare, ad esempio, la conferenza stampa o la presentazione a Catania, anche con la preziosa collaborazione dell'Amministrazione Comunale di Maletto, sono stati concertati e condivisi i tempi, gli orari, le date, i contributi, gli ospiti, eccetera. Dunque, prima di apparire inadempienti (perché presenti su un manifesto, ma assenti dalla manifestazione "prevista") vorremmo essere coerenti.
Ma non finisce qui. Prima di iniziare il Woz abbiamo presentato, come Biblioteca del Cenide (società organizzatrice del Woz), una richiesta di contributo per la realizzazione del Laboratorio all'Assessorato Regionale alla Cultura, di cui è assessore il dott. Leanza, che era presente con noi a Maletto il giorno della inaugurazione del Laboratorio. Bene, è stato accordato un sesto del contributo richiesto. Lo scrivo perché si possa condividere l'informazione, come si è sempre fatto in questi anni quando è accaduta "qualunque cosa" relativa al Woz. Incoraggiati, dunque, da questo impegno dell'Assessorato Regionale ci siamo messi al lavoro (uno staff ristretto, ma molto operativo) per mettere in piedi alcune produzioni tendenti a sviluppare e promuovere la filosofia generale del Woz. In primis, il catalogo relativo al Woz di Maletto. In tal senso ci attendiamo di ricevere tutti quei contributi (fotografici, grafici, video, progettuali) utili a dar conto del lavoro svolto da tutti i partecipanti. Poi, stiamo preparando la struttura per la realizzazione di un dvd-rom, con inlay card, (le cui spese verranno in parte coperte dal contributo, in parte da Biblioteca del Cenide) che contenga "tutti" i materiali possibili relativi a tutti i Woz sinora svolti. Penso che la cosa possa essere gradita e apprezzata dai wozzers di tutte le edizioni a cui chiedo, anche passando parola, ancora un breve profilo curriculare e una foto.
Ultima cosa. Apriamo le candidature per il prossimo Woz, tenendo presente che non basta indicare un luogo perché ci piace o perché ci abita uno che conosciamo. Laboratorio Woz non è un tour operator e nemmeno una congrega di buontemponi (lo si diventa, durante!), ma nasce ed è stato voluto per creare delle occasioni di progetto, e per indicare modalità alternative di progetto, per i piccoli comuni meridiani al di sotto dei 5000 abitanti. Quando viene indicato un luogo è bene che venga fatta, al proposito, una indagine sulle reali necessità e disponibilità di quel luogo, e sulla eventuale sensibilità dell'amministrazione ai temi dell'architettura, del design e dell'arte contemporanea, nonché a quelli delle strategie per il territorio e della promozione attraverso un evento irripetibile come il Woz. Cioè, chi spara un nome avrà anche la responsabilità di fare appropriate ricerche, prima di prendere gli eventuali contatti, e valutare le disponibilità. Verificare, eventualmente, la presenza di sponsors privati e pubblici a vari livelli, eccetera. Quindi di condividere con gli altri le sue valutazioni, prima che possano diventare scelte. Insomma, partiamo con uno screening, e poi con una consultazione allargata. Vedendo, facendo.
venerdì 15 giugno 2007
giovedì 14 giugno 2007
WOZ [03] Il Moleskine di Simonetta
Un passo indietro. Ecco la maniera in cui Simonetta Capecchi ha raccontato la sua avventura al Woz di Ustica. L'ho appena trovato sul web. Il suo blog è In viaggio col taccuino, il link sta nella colonna apposita. Buona visione.
Una bambina con il grembiule blu, una montagna di desideri, dei tipi davvero singolari e un bottone dispettoso.
-…Teresa…il bottone...-
Le capitava spesso di perdere il bottone del grembiule, quello di mezzo, si allentava giorno dopo giorno alle sue spalle... e poi saltava giù.
-Mamma lo cucirai un'altra volta, devo andare, è tardi-
Lo zaino sulle spalle e, nelle tasche del grembiule, le pietre raccolte da terra.
Un pensiero quotidiano.
Tenere gli occhi aperti per scoprire quelle più piccole, raccoglierle e conservarle dove poteva.
Camminava, ogni giorno, lungo la strada che portava a scuola e la guardava quella montagna nera e le sembrava grande, quasi magica e buffa quando d’inverno si metteva un cappello bianco.
Forse, le pietre che ogni giorno raccoglieva, pensò, venivano da lì, rotolavano giù fino al paese per trovare posto nelle piccole tasche blu del grembiule...
Il compito di raccattare le piccole pietre non la sottraeva però da preoccupazioni quotidiane.
A scuola le compagne la prendevano in giro perché con quelle tasche gonfie sembrava come uno di quei criceti che si riempiono le guance di semini da mangiare.
-Pezzavicchiara!-, le gridava quell’antipatica della parrucchiera, quando la vedeva passare con le tasche piene.
Quando andava a scuola in bicicletta, doveva ricordarsi di equilibrare il peso delle pietre per non cadere.
Quando si toglieva il grembiule stava attenta a riporre le pietre in una scatola, a svuotare le tasche prima che la mamma lo schiaffasse in lavatrice.
Quando a scuola le cascava per terra qualcosa e si abbassava per prenderla, doveva stare attenta a non farle rotolare giù tutte.
Inutile descrivere, in tal caso, le risa e gli scherni dei compagni, nessuno capiva il motivo di quella raccolta insolita.
Solo Giuseppe l’aiutava a raccogliere le “preziose” da terra, senza dire niente, sorridendo come solo lui sapeva fare.
Teresa lo ringraziava sorridendo a sua volta.
La maestra, ormai rassegnata, continuava a fare operazioni alla lavagna.
E Teresa continuava a raccogliere pietre perché, quello che secondo gli altri non aveva significato, per lei aveva significato in sé. Un pensiero un po’ articolato per una bambina di quasi dieci anni, ma facciamo finta di niente e immaginiamo per un attimo che possa essere suo…e non chiediamole interpretazioni.
Il problema si presentò, e Teresa dovette affrontarlo, quando le pietre cominciarono a diventare troppe.
Ormai stavano dovunque: negli stipetti della cucina, nelle scatole in soffitta, nelle borse della mamma, nei cappellini della nonna, dentro le scarpe di papà.
Bisognava trovare una soluzione per liberarsene, almeno di alcune.
Ma come fare?
Quelle pietre raccolte per strada tutte le mattine di tutti i giorni di scuola, segnavano il suo tempo, con quelle pietre si contavano i desideri, in quelle pietre si ammucchiavano i sogni…
Il giorno in cui avrebbe dato il suo primo bacio.
Il giorno in cui avrebbe scelto il suo primo libro e quello in cui lo avrebbe finito.
La prima torta fatta in casa, le passeggiate mano nella mano, le mestruazioni, gli assorbenti e tutto il resto, la prima vacanza con le amiche, il giorno in cui si sarebbe sposata.
Il giorno in cui i suoi vestiti sarebbe gonfiati, davanti.
Le case della sua vita.
I giorni passati a studiare per la maturità.
Il giorno della laurea.
I giorni tristi.
Il giorno in cui sarebbe andata a vedere un film al cinema, il momento in cui avrebbe detto ti amo, la stessa canzone che avrebbe ascoltato mille volte per ricordare la sua espressione buffa, le carezze della nonna, la mamma che la sveglia la mattina, papà che guida la macchina per portarla al mare, il vestito scelto per uscire la sera…e le scarpe, le partite vinte e quelle perse.
Sogni e desideri legittimi di una bambina, che però non la liberavano da un interrogativo: Doveva continuare la collezione o doveva interromperla?
E doveva interromperla per non invadere troppo altri spazi?
O per non anticipare tempi e desideri?
Basta, era giusto avere 10 anni a 10 anni!
E poi?
Insomma poi avrebbe imparato come fare. Ci riescono tutte. E anche lei ce la farà.
Così decise di nascondere le pietre nel bosco.
Si, l’unica soluzione era nasconderle nel bosco.
Avrebbe trovato il posto giusto, quello a metà strada tra il paese e la montagna nera.
Ci andò... da sola... una mattina invece di andare a scuola.
E ci andò anche un’altra mattina perché le pietre erano tante.
E un’altra mattina ancora perché era una bambina mingherlina.
Scavò una fossa per sistemare le sue pietre.
Le ricoprì con la terra scura.
Non si accorse, però, che qualcuno la stava osservando, che un altro sguardo avrebbe custodito quel tesoro.
Un nanetto era stato a guardare tutto il tempo, pensando al tesoro di quella bambina con il grembiule blu…senza un bottone, quello centrale, dove la stoffa tira quando metti i gomiti sul banco per scrivere...
Teresa non si era accorta che il bottone era finito in mezzo al mucchio di pietre.
Il nanetto però lo aveva visto quel bottone bianco rotolare giù tra i sassolini, gli era sembrato una perla, in mezzo a quella massa nera.
-…Teresa…il bottone…-
- Un'altra volta mamma, è tardi-
Quel giorno, a scuola, incontrò dei tipi davvero singolari.
Lo aveva espresso quel desiderio?
Si, stava in una delle pietre…
Allora funziona!
Le capitava spesso di perdere il bottone del grembiule, quello di mezzo, si allentava giorno dopo giorno alle sue spalle... e poi saltava giù.
-Mamma lo cucirai un'altra volta, devo andare, è tardi-
Lo zaino sulle spalle e, nelle tasche del grembiule, le pietre raccolte da terra.
Un pensiero quotidiano.
Tenere gli occhi aperti per scoprire quelle più piccole, raccoglierle e conservarle dove poteva.
Camminava, ogni giorno, lungo la strada che portava a scuola e la guardava quella montagna nera e le sembrava grande, quasi magica e buffa quando d’inverno si metteva un cappello bianco.
Forse, le pietre che ogni giorno raccoglieva, pensò, venivano da lì, rotolavano giù fino al paese per trovare posto nelle piccole tasche blu del grembiule...
Il compito di raccattare le piccole pietre non la sottraeva però da preoccupazioni quotidiane.
A scuola le compagne la prendevano in giro perché con quelle tasche gonfie sembrava come uno di quei criceti che si riempiono le guance di semini da mangiare.
-Pezzavicchiara!-, le gridava quell’antipatica della parrucchiera, quando la vedeva passare con le tasche piene.
Quando andava a scuola in bicicletta, doveva ricordarsi di equilibrare il peso delle pietre per non cadere.
Quando si toglieva il grembiule stava attenta a riporre le pietre in una scatola, a svuotare le tasche prima che la mamma lo schiaffasse in lavatrice.
Quando a scuola le cascava per terra qualcosa e si abbassava per prenderla, doveva stare attenta a non farle rotolare giù tutte.
Inutile descrivere, in tal caso, le risa e gli scherni dei compagni, nessuno capiva il motivo di quella raccolta insolita.
Solo Giuseppe l’aiutava a raccogliere le “preziose” da terra, senza dire niente, sorridendo come solo lui sapeva fare.
Teresa lo ringraziava sorridendo a sua volta.
La maestra, ormai rassegnata, continuava a fare operazioni alla lavagna.
E Teresa continuava a raccogliere pietre perché, quello che secondo gli altri non aveva significato, per lei aveva significato in sé. Un pensiero un po’ articolato per una bambina di quasi dieci anni, ma facciamo finta di niente e immaginiamo per un attimo che possa essere suo…e non chiediamole interpretazioni.
Il problema si presentò, e Teresa dovette affrontarlo, quando le pietre cominciarono a diventare troppe.
Ormai stavano dovunque: negli stipetti della cucina, nelle scatole in soffitta, nelle borse della mamma, nei cappellini della nonna, dentro le scarpe di papà.
Bisognava trovare una soluzione per liberarsene, almeno di alcune.
Ma come fare?
Quelle pietre raccolte per strada tutte le mattine di tutti i giorni di scuola, segnavano il suo tempo, con quelle pietre si contavano i desideri, in quelle pietre si ammucchiavano i sogni…
Il giorno in cui avrebbe dato il suo primo bacio.
Il giorno in cui avrebbe scelto il suo primo libro e quello in cui lo avrebbe finito.
La prima torta fatta in casa, le passeggiate mano nella mano, le mestruazioni, gli assorbenti e tutto il resto, la prima vacanza con le amiche, il giorno in cui si sarebbe sposata.
Il giorno in cui i suoi vestiti sarebbe gonfiati, davanti.
Le case della sua vita.
I giorni passati a studiare per la maturità.
Il giorno della laurea.
I giorni tristi.
Il giorno in cui sarebbe andata a vedere un film al cinema, il momento in cui avrebbe detto ti amo, la stessa canzone che avrebbe ascoltato mille volte per ricordare la sua espressione buffa, le carezze della nonna, la mamma che la sveglia la mattina, papà che guida la macchina per portarla al mare, il vestito scelto per uscire la sera…e le scarpe, le partite vinte e quelle perse.
Sogni e desideri legittimi di una bambina, che però non la liberavano da un interrogativo: Doveva continuare la collezione o doveva interromperla?
E doveva interromperla per non invadere troppo altri spazi?
O per non anticipare tempi e desideri?
Basta, era giusto avere 10 anni a 10 anni!
E poi?
Insomma poi avrebbe imparato come fare. Ci riescono tutte. E anche lei ce la farà.
Così decise di nascondere le pietre nel bosco.
Si, l’unica soluzione era nasconderle nel bosco.
Avrebbe trovato il posto giusto, quello a metà strada tra il paese e la montagna nera.
Ci andò... da sola... una mattina invece di andare a scuola.
E ci andò anche un’altra mattina perché le pietre erano tante.
E un’altra mattina ancora perché era una bambina mingherlina.
Scavò una fossa per sistemare le sue pietre.
Le ricoprì con la terra scura.
Non si accorse, però, che qualcuno la stava osservando, che un altro sguardo avrebbe custodito quel tesoro.
Un nanetto era stato a guardare tutto il tempo, pensando al tesoro di quella bambina con il grembiule blu…senza un bottone, quello centrale, dove la stoffa tira quando metti i gomiti sul banco per scrivere...
Teresa non si era accorta che il bottone era finito in mezzo al mucchio di pietre.
Il nanetto però lo aveva visto quel bottone bianco rotolare giù tra i sassolini, gli era sembrato una perla, in mezzo a quella massa nera.
-…Teresa…il bottone…-
- Un'altra volta mamma, è tardi-
Quel giorno, a scuola, incontrò dei tipi davvero singolari.
Lo aveva espresso quel desiderio?
Si, stava in una delle pietre…
Allora funziona!
lunedì 11 giugno 2007
domenica 10 giugno 2007
45 SECONDI E UNA SEDIA
[terzo episodio tratto da "32 piccoli film su Glenn Gould", introvabile su qualunque supporto video ma se qualcuno lo potesse trovare, magari in italiano, io ne gradirei una copia]+[inoltre, con le nuove funzionalità di YouTube, potete vederne altri, di episodi, a partire da questo, così mi sembra: io adoro il n°10]
sabato 9 giugno 2007
WATER-LOO

A Palermo è tutto uno sventolare.
Vado al porto e tutto sventola.
Accompagno un'amica a Punta Raisi e tutto sventola.
Vado in autostrada e tutto sventola.
A volte sventolo pure io.
Ho letto che una delle bandiere "IO SONO ACQUA" è stata consegnata al Presidente della Repubblica, che ha commentato:
"Vabbè che siamo con l'acqua alla gola, ma l'avimm a fare sapè a tutti quanti?"
Vado al porto e tutto sventola.
Accompagno un'amica a Punta Raisi e tutto sventola.
Vado in autostrada e tutto sventola.
A volte sventolo pure io.
Ho letto che una delle bandiere "IO SONO ACQUA" è stata consegnata al Presidente della Repubblica, che ha commentato:
"Vabbè che siamo con l'acqua alla gola, ma l'avimm a fare sapè a tutti quanti?"
E intanto qualcuno se la ride.
venerdì 8 giugno 2007
WOZ [04,cartoline-01]

Queste sono due delle 18 cartoline che hanno passato la fase premiale del concorso. Alcuni premi sono stati consegnati, altri no (non per negligenza, ma per una serie di problemi organizzativi) per cui vorremmo, da questo blog, chiedere due cose utili e importanti per tutti quelli che ci hanno lavorato e sono stati premiati (al prossimo post la lista completa, ma chi ha vinto lo sa): ci servono urgentemente (max 20 giorni) le cartoline in formato stampa (base 18, altezza 13) a 300 dpi, per stamparle e allegarle al catalogo del Woz in via di definizione (non verrà alla luce prima di settembre, ma dovrà andare in tipografia entro la metà di luglio); congiuntamente all'invio del file (all'indirizzo email jlb5463@gmail.com) sarebbe bene ricevere due righe di presentazione del designer che ci ha lavorato, anche se poi non ha partecipato al Woz.
Queste due cartoline, infine, sono di Studio Ata (sopra) e di LSD Studio (sotto) e riguardano il settore "alimentazione": così è stato, se vi è parso.
lunedì 4 giugno 2007
domenica 3 giugno 2007
sabato 2 giugno 2007
Acqua calda
Dunque, una cosa semplice semplice e a scoppio ritardato (funziono un pò così per chi non lo sapesse).
Quello che ho scoperto (!) è che gli amici di Woz fanno le cose con amore. Brava, direte voi, hai scoperto l'acqua calda. Vero, dirò io, ma non è mica poco!
Quello che ho scoperto (!) è che gli amici di Woz fanno le cose con amore. Brava, direte voi, hai scoperto l'acqua calda. Vero, dirò io, ma non è mica poco!
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